Gruppo o squadra?

Nei miei incontri formativi con gli istruttori e gli allenatori del mondo sportivo capita sempre che, a un certo punto, qualcuno ponga la fatidica domanda: come faccio a incrementare la motivazione dei miei atleti? La motivazione, come già approfondito in altri articoli in questo sito, non viene magicamente infusa grazie ad una pratica specifica, non è una reazione automatica ad uno o più stimoli.

E’ piuttosto una probabile conseguenza alla frequentazione di un ambiente sportivo capace di generare un clima all’interno del quale la motivazione del singolo (e della società sportiva), cresce e trova terreno fertile per piantare le proprie radici e crescere, attecchire.

Ho pensato di suggerire agli allenatori di porsi domande. Un piccolo elenco di cose da chiedersi alla fine di ogni allenamento o ogni partita, per verificare se come allenatori stanno dando il massimo per costruire quel famoso clima. Per passare dal gruppo alla squadra. E per aiutare il singolo atleta, bambino o professionista affermato che sia, a trovare e rafforzare i singoli elementi che contribuiscono a creare il puzzle motivazionale.

Un sentiero da seguire, una strada in cui ognuno è libero di aggiungere o togliere dei pezzi per costruire il percorso a lui più congeniale e fatto su misura di se stessi.

Dal Gruppo alla Squadra

Come integrare la tecnica con la relazione

  

Lista delle domande utili da porsi

a fine allenamento o dopo una partita

per favorire la crescita relazionale dei nostri atleti:

  • Che persona ho davanti?

Questa è la prima curiosità che dobbiamo avere nei confronti dei nostri atleti, indipendentemente dalla loro età o dal livello tecnico. Dobbiamo chiedercelo prima di tutto, prima di osservare come giocano, come si relazionano con gli altri, dove riescono e dove possono invece migliorare.Trasformiamoci in appassionati curiosi dell’animo umano, dell’altro che è diverso da me. Per cominciare il primo passo è sospendere il giudizio.

  • Quali parole ho usato oggi durante l’allenamento o la partita?

Durante l’allenamento cerchiamo sempre di rinforzare i comportamenti positivi dei ragazzi! Dire “Bravo!!” a qualcuno che si sta impegnando per migliorare non è mai scontato. Rinforza l’autostima e aiuta a crescere, incoraggia i ragazzi a migliorarsi sempre di più.

  • imagesQuali emozioni stanno vivendo i miei ragazzi?

Dobbiamo conoscere come si sentono i nostri ragazzi all’arrivo all’allenamento. Quali cose si portano dentro da casa, dalla scuola, dalla strada. Dobbiamo creare delle situazioni o degli spazi per fare in modo che le emozioni trovino una casa ed una espressione. Le emozioni dei singoli, quando sono condivise con gli altri, creano un senso di appartenenza e di condivisione molto forte, e fondamentale per un gruppo che vuole diventare una squadra.

  • I miei atleti sentono che credo in loro?

Siamo riusciti oggi a trasmettere la sensazione che noi veramente crediamo che loro si possano migliorare se si impegnano nel lavoro? Oppure li abbiamo cristallizzati dietro ad una prima impressione che ci siamo fatti di loro? Sentire la fiducia del mister nella possibilità di crescere e di migliorarsi è la benzina fondamentale per fare andare il motore della motivazione. Solo in questo modo costruiamo un ambiente che ha una carica e un valore affettivo.

  •  Abbiamo usato il noi?

Non c’è un “Io” e un “Loro”, dobbiamo costruire insieme un “Noi”, che non deve assomigliare ad un modello preconfezionato che abbiamo in testa. È un noi che dobbiamo costruire partendo dalla relazione che si instaura giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento.

  •   Le regole del mio gruppo sono chiare e condivise?

Dobbiamo ribadire le regole in maniera chiara e continuativa. I ragazzi devono capire che le regole che abbiamo dati loro non sono regole casuali, ma regole in cui crediamo fermamente, e vanno quindi perpetuate con fermezza  e coerenza. Le regole devono essere spiegate, non possono solamente essere poste per autoritarismo o autorevolezza. Ognuno di voi sa quali regole godono di una certa flessibilità e quali invece no. Siate chiari con i ragazzi in merito. Cerchiamo di dare spazio ai ragazzi per inserire anche delle regole proposte da loro in aggiunta a quelle che gli diamo noi. Chiariamo attentamente e senza fraintendimenti quali sono le conseguenze nel caso che le regole vengano trasgredite! Le regole sono uno strumento essenziale per la costruzione di personalità stabili. I bambini hanno una sorta di senso di onnipotenza, le regole li aiutano a capire che ci sono dei confini, sia interni a loro che esterni a loro. Una personalità stabile è una personalità che è consapevole dei propri confini.

  •  Ho costruito delle ritualità?

 I ragazzi devono avere delle ritualità, delle tradizioni. Inventiamoci insieme le ritualità, le abitudini, facciamole diventare dei momenti divertenti, di rilassamento, di decompressione. Costruiamole insieme ai ragazzi osservandoli, magari prendendo spunto da delle abitudini positive che riconoscete in loro. La ritualità, in una squadra, genera un forte senso d’identità, ci fa sentire parte di un gruppo che ha una sua esclusività, che mi differenzia dagli altri e del quale conseguentemente divento orgoglioso di far parte.

  •  Quali ruoli e responsabilità ho distribuito nel gruppo?

 I ragazzi devono per forza avere dei ruoli riconosciuti dagli altri e delle responsabilità, oltre a quelli che già si attribuiscono loro naturalmente. Dimostriamo così che ci fidiamo di loro, e allo stesso tempo imparano a diventare un ingranaggio importante di tutto il contesto che gli permette di fare sport.

  • Ho dedicato tempo a tutti?

Il tempo cha abbiamo a disposizione lo dobbiamo dividere saggiamente fra il gruppo e i singoli. È importante relazionarsi con il gruppo squadra, ma anche il singolo ha bisogno (e parecchio) di attenzioni. Cerchiamo di ritagliarci sempre uno spazio per il colloquio con i singoli, anche solo per sapere come sta, come si sente, come si trova nel gruppo, quali aspettative ha, quali sfide sente di dover affrontare. Questo atteggiamento fa in modo che il singolo si senta preso in cura, si sente importante e considerato anche come individualità e non solo come membro del gruppo. Permette a voi di essere a conoscenza di come sta ogni vostro singolo atleta, cosa vive, aiutandovi poi nelle scelte tecniche.

  •  Come ho fatto le mie scelte?

Siete chiamati in continuazione a fare delle scelte nel vostro lavoro di allenatori. Scegliere la formazione che comincia la partita, affidare dei ruoli in campo, fare dei cambiamenti. Se possibile spiegate il perché delle vostre scelte, come avete ragionato. Questo atteggiamento aiuta nell’adeguamento del singolo al disegno di squadra che avete in mente. Le scelte non sono contrattabili dagli atleti, ma permettiamo loro ugualmente di esprimere il loro punto di vista.

  •  Come costruisco i miei obiettivi?

Definiamo in continuazione quali obiettivi vogliamo raggiungere (sia tecnici che relazionali) e stimiamo in quanto tempo pensiamo di raggiungerli e attraverso quali azioni specifiche. Definiamo sia obiettivi di crescita dei singoli sia del gruppo. Alla scadenza del tempo che avevamo preventivato, verifichiamo se li abbiamo raggiunti. Chiacchieriamo con gli atleti molto su questo. Tracciamo così il percorso da fare,  giustificando i carichi di lavoro, che possono essere anche diversi da atleta ad atleta. Ci sono obiettivi generici per la squadra e obiettivi dei singoli. È fondamentale lavorare su tutti e due. Un obiettivo chiaro crea motivazione.

  •  Quanto sono flessibile?

Magari avevamo pensato di fare il nostro lavoro in un certo modo, con certe tempistiche e certi risultati. Può essere che impieghiamo più tempo del necessario o, magari, facciamoci sorprendere dai nostri atleti e impieghiamo meno tempo. In ogni caso teniamoci sempre pronti a cambiare!! Il cambiamento è dinamicità, e stimola la nostra capacità di essere creativi nel nostro lavoro!

  • Osservo le variabili di personalità?

Oltre che osservare e valutare le capacità tecniche degli atleti, un buon allenatore deve anche imparare a misurare alcuni tratti cognitivo-comportamentali. Eccone alcuni: capacità di ascolto, e di attenzione, capacità di concentrazione, fantasia, capacità di lettura ed espressione delle emozioni, tolleranza alla frustrazione, abilità di esercitare influenza sul gruppo, Capacità di costruire relazioni con gli altri, motivazione.

  • Alibi!

 Non costruiamoci degli alibi. La realtà è come è, e non come noi vorremmo che fosse!! Non perdiamo tempo ed energie a spiegarci perché non funzionano le cose, ma impieghiamo quel tempo per costruire percorsi che funzionino.