Interculturalità e salute mentale

Sono stato ad un convegno organizzato dall’Ordine degli psicologi dell’Emilia Romagna dal titolo “Interculturalità e salute mentale”. Nella giornata ci si è interrogati sulle conseguenze a livello psicologico derivanti dalle situazioni di immigrazione. Difficoltà di adattamento, necessita di adeguamento e di sinergie di modelli culturali forzati al confronto. Un contesto etnopsichiatrico a forte rischio di sofferenza, dove, come terapeuti, counsellor o operatori del sociale rischiamo di far prevalere il nostro modello culturale e relazionale nella relazione di aiuto.
Un intervento qualitativo che allo stesso tempo è alla ricerca di una identità propria epistemologica, in bilico fra l’intervento di natura psicologico a quello di tipo pedagogico. Ne emerge la necessità, sia dell’aiutato che dell’aiutante, di uscire da se, abbandonare le proprie certezze, in un percorso che è relazione, al di la di ogni setting clinico predefinito.
Sono situazioni nuove, emergenti, alle quali non possiamo rispondere andando a cercare nelle nostre categorie di intervento alle quali siamo abituati.
Recenti esperienze hanno ottenuto ottimi risultati in termini di elaborazione dei traumi quando figure professionali diverse mettono a disposizione diversi modelli interpretativi della realtà e della cultura di provenienza. Psicologi, psichiatri e mediatori culturali devono quindi costruire prassi comuni di intervento, specialmente nei servizi rivolti al cittadino. Questi nuovi servizi permettono alle persone di ritrovare un posto, una identità culturale.