Sport e doping: come prevenirlo da piccoli

Ormai sono sempre più frequenti i casi di doping che si presentano nel mondo dello sport.

Nel mondo professionistico la questione è presente da tempo, forse da sempre, o almeno da quando si è scoperto che la chimica può migliorare le prestazioni c’è sempre stato qualcuno che ha provato a barare, a trovare delle scorciatoie per raggiungere la vittoria, o meglio il successo, i soldi e la fama prima ancora che il risultato sportivo.

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Quello che stupisce è che questo fenomeno sia in grande crescita fra gli amatori e ahimè anche nei settori giovanili.

Quando un atleta lotta per raggiungere il top delle vette mondiali nel suo sport possiamo intuire quali siano le ragioni, senza per questo giustificare tale scelta, che lo spingono a questi comportamenti: la fama, il desiderio di successo, le pressioni economiche degli sponsor, gli alti livelli di stress eccetera. Per uno psicologo indagare queste motivazioni è un aspetto interessante e utile per costruire dei percorsi di uscita da queste situazioni, che possono avere anche risvolti molto negativi per la salute, possono portare anche alla morte.

A livello dilettantistico o amatoriale la cosa però stupisce maggiormente: perché usare delle droghe per raggiungere dei risultati che nessuno ricorderà? Perché una amatore deve ingannare, con il doping, solamente se stesso? Quale meccanismo mi fa ricorrere ad una sostanza per raggiungere dei risultati che, oggettivamente, sono mediocri? Sicuramente alla base ci sono problematiche legate all’autostima e all’immagine di se che non si riesce ad accettare, ma anche molto altro.

Da dove partono le scelte degli amatori che fanno uso di doping? E ancora, come possiamo fare prevenzione per questi tipi di comportamenti?

Una risposta credo che stia nelle buone pratiche dei comportamenti quotidiani quando cominciamo a fare sport fin da piccoli, da quando siamo bambini. Mi capita spesso di vedere bambini di 5-6 anni che vanno agli allenamenti con tanto di bottiglietta di integratore idrosalino (scegliete il brand che preferite), e quando la bevono dicono: “Mi aiuta a giocare meglio!” O ancora “Ne ho bisogno, senza non riesco a correre”.  E’ proprio con queste abitudini che abituiamo la nostra mente, piano piano, a pensare che non ce la possiamo fare da soli, che non è sufficiente l’impegno, il sudore e la fatica per raggiungere i risultati, ma che c’è qualcosa di magico che mi può aiutare a fare meno fatica di quello che dovrei. E’ provato, a livello medico, che gli integratori idrosalini, per una normale attività sportiva, non servono e addirittura possono essere dannosi (possono sovraccaricare il lavoro dei reni). Quello che i bambini spendono a livello energetico durante lo sport (sali minerali, vitamine, ecc.) è reintegrabile semplicemente attraverso una corretta alimentazione (soprattutto a base di frutta e verdura).

Quindi, e mi rivolgo soprattutto ai genitori, quando mandate i vostri figli ad allenamento, dategli solo una borraccia di acqua, dategli un frutto da consumare dopo l’allenamento. L’unico integratore di cui hanno bisogno è il vostro sostegno emotivo, la loro droga deve essere la vostra approvazione per il loro impegno!

Buono sport a tutti!